Libro_Tevere_Rosso_copertina

Tevere Rosso

Tevere Rosso

Ancora un thriller della scrittrice Bo Guerreschi, Tevere Rosso.

 

 

 

Libro_Tevere_Rosso_copertina

Un giallo dinamico e sorprendente, ricco di colpi di scena e di eventi misteriosi, sorprese che confondono la realtà in un gioco di acque torbide e tortuose. Il libro giallo “Tevere Rosso”  scorre veloce e le sue rive confondono i contorni di una vicenda affasscinante e catartica.
Da leggere tutto di un fiato, stimolante e coinvolgente.
” Kafka, un vecchio ispettore di provenienza militare sfida un S.I  che da oltre vent’anni ha commesso omicidi efferati, omicidi perfetti. Calcoli matematici e geometrici legano in un disegno di cadaveri distribuiti in tutto il paese . Un gioco strano di morti annunciate.
Negli anni la lotta tra l’ispettore Kafka e l’ S.I. si trasforma in una ossessiva partita personale che avrà solo un vincitore.
Un thriller sulla base di fatti denunciati e mai considerati. Uomini fantasma nel girone del crimine lasciati liberi di agire indisturbati di un potere accondiscendente. Morti portati nel cerchio della psicologia e del crimine da un disegno criminoso di alte sfere.”
Estratto…
“La nuca china su se stesso, sembrava che sentisse il peso degli anni e della vita.
Ogni filo d’argento avrebbe potuto parlare ed ascoltare le voci che la mente gli
trasmetteva .
Solo con il gridare dei ricordi e la rabbia di una rincorsa che da anni lo angosciava, gli
dava la forza di resistere alla ciclicità.
Fogli e fascicoli sul tavolo. Fotografie appese su una parete della sala come una
sequenza del tempo.
Niente lo distruggeva di più del non poter fare , del non comprendere dove fosse il
punto centrale dell’enigma. C’era tutto, ma non c’era niente.
L’unica compagnia un cane, il suo cucciolo con cui discuteva, parlava ponendogli
interrogativi senza risposte, marcato da versetti che solo i due comprendevano.
La notte trascorreva leggendo e rileggendo, quello che ormai nel tempo era segnato
nella mente. Aveva aperto quel faldone colmo di carte e fotografie almeno un migliaio
di volte. Aveva spostato gli elementi ponendo congetture e circostanze sempre diverse,
ma senza giungere mai ad una comprensione. Tutto portava sempre allo stesso
risultato.
Ripeteva sempre a se stesso, “se non vedo cosa manca, non e’ detto che non ci sia
qualcosa che la mia mente non vede” e seguendo questo criterio, aveva trasformato
tutto in una sfida personale.”

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